09/2012 Pensione contributiva per le donne a 57 anni


La riforma della previdenza attuata con la legge 214/ 2011  ed entrata in vigore il 1° gennaio 2012, ha non solo eliminato le pensioni cosiddette anticipate, basate sulle “quote” (35 o 36 anni di contributi + 61 o 62 anni di età), ma, in particolare per le dipendenti pubbliche, ha precluso l’altro canale di uscita precoce, costituito dalla pensione di vecchiaia (che nel 2011 era conseguibile all’età di 61 anni  con  soli venti anni di contribuzione). Per le dipendenti pubbliche, infatti, anche questa possibilità di uscita facilitata dal 1° gennaio 2012  è stata abolita, con l’elevazione dell’età di vecchiaia a 66 anni e la sua equiparazione a quella degli uomini.

La legge 214 ha però mantenuto inalterata per le dipendenti pubbliche e private, almeno fino al 2015, la facoltà  di effettuare l’opzione per il calcolo contributivo della pensione, che rende possibile l’anticipazione del pensionamento con 35 anni di contribuzione già all’età di 58 anni ( più precisamente all’età virtuale di 57 anni, ma con l’aggiunta della finestra mobile di un anno introdotta dalla legge 122/2010).
Per le donne  quindi resta  ancora possibile uscire dal lavoro a 58 anni optando per la pensione a calcolo contributivo. Perché?

Perché, a differenza di quella a calcolo retributivo,  l’entità della pensione “contributiva” è determinata anche con un parametro finale che, tenendo conto della effettiva età posseduta alla decorrenza e quindi della maggiore aspettativa di vita residua e della più lunga durata della pensione, ne riduce proporzionalmente la misura in modo che, almeno statisticamente, il costo totale della rendita diventi pressoché uguale,  a quello della pensione maturata all’età di vecchiaia.

coefficienti (percentuali) di trasformazione in pensione del montante contributivo rivalutato (in vigore dal 2010)

anni


mesi 0

1


2


3


4


5


6


7


8


9


10


11


57


4,119

4,153


4,188


4,223


4,258


4,293


4,328


4,363


4,398


4,433


4,468


4,503


58


4,538

4,548


4,559


4,569


4,580


4,590


4,601


4,611


4,622


4,632


4,643


4,653


59


4,664

4,675


4,686


4,697


4,708


4,719


4,731


4,742


4,753


4,764


4,775


4,786


60


4,798

4,809


4,821


4,833


4,845


4,857


4,869


4,880


4,892


4,904


4,916


4,928


61


4,940

4,952


4,965


4,978


4,991


5,003


5,016


5,029


5,042


5,054


5,067


5,080


62


5,093


5,106


5,120


5,134


5,147


5,161


5,175


5,188


5,202


5,216


5,229


5,243


63


5,257


5,271


5,286


5,300


5,315


5,329


5,344


5,359


5,373


5,388


5,402


5,417


64


5,432


5,447


5,463


5,479


5,494


5,510


5,526


5,541


5,557

5,573


5,588


5,604


65


5,620




Come si determina la pensione a calcolo contributivo

Sono particolarmente complesse le modalità di determinazione della pensione a calcolo contributivo. Essa è costituita da una percentuale del montante contributivo rivalutato, ricostruito in base ai contributi di tutti gli anni di servizio o di  riscatto.

Il montante contributivo finale su cui si applica la percentuale di trasformazione in pensione, è costituito in  effetti dalla somma di due montanti parziali: quello per gli anni di contribuzione dal 1996 alla cessazione del servizio e quello per gli  anni  precedenti, fino a tutto il 1995.

Il primo montante si forma, sommando dal 1996 i contributi di ogni anno  (nella misura del 33% della retribuzione annua percepita) dopo averli rivalutati con appositi coefficienti basati sulle variazioni quinquennali del Prodotto Interno Lordo nominale (i cosiddetti coefficienti PIL che tengono conto sia della rivalutazione monetaria sia dell’andamento dell’economia e della dinamica salariale). In sostanza il montante contributivo finale è, come in un conto corrente bancario, il risultato finale della sommatoria degli accrediti annuali (i contributi versati) e degli interessi e proventi maturati (le rivalutazioni PIL).

Il secondo montante, quello di tutti gli anni prima del 1996, è invece ricostruito, basandolo sul valore medio annuo dei contributi INPDAP nel triennio 1993-1995, rideterminati con le aliquote vigenti nel FPLD (mediamente il 27,2%). Tale contributo medio annuo rivalutato (sempre in base a coefficienti PIL) è moltiplicato  per il numero di anni di contribuzione effettivi e riscattati fino al 1995, ponderati  e quindi ridotti in base al rapporto tra l’aliquota contributiva media effettivamente applicata negli stessi anni e quella media del decennio  precedente la data dell’opzione (pari nel 2012 a circa il 32,5%).

Tutte le complesse modalità di formazione del montante contributivo rivalutato, ora succintamente  descritte sono evidenziate nell’esempio di calcolo che riproduciamo in un apposito  prospetto.  Esso si riferisce ad una dottoressa che  con il 30 giugno 2012 completa 36 anni di contribuzione e 58 anni di età (57 anni più 12 mesi di finestra mobile). Dai calcoli risulta un montante contributivo rivalutato finale è di 867.481,90 euro. Poiché l’interessata ha 58 anni  e il coefficiente di trasformazione in pensione del montante è 4,538% la pensione contributiva  maturata  ammonterà a 39.365,00 annui lordi (867.481,90 x 4,538%), Se l’iscritta avesse 65 anni (coefficiente 5,621%) la pensione  maturata sarebbe di 48.760,03 euro annui lordi.

Paolo Quarto

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