11/2015 STATI GENERALI DELLA MEDICINA: I MEDICI RIVENDICANO IL DIRITTO DI CURARE

 

STATO DI AGITAZIONE DELLA CATEGORIA MEDICA ED ODONTOIATRICA


I medici italiani sono uniti e hanno tutti lo stesso obiettivo: poter continuare a fare i medici. Per tutti i cittadini, in tutte le Regioni. Questo, in estrema sintesi, è il senso degli interventi che hanno informato gli Stati Generali della professione, convocati dalla FNOMCeO il 21 ottobre a Roma.

 

Un senso che sostanzia gli slogan di protesta a presentazione dell’evento (“Una sanità a pezzi, con meno diritti, più disuguaglianze”, “Regione che vai, sanità che trovi...”) e che configura la mobilitazione medica come estremo tentativo di salvaguardare, insieme alla professione, un sistema sanitario sempre più asservito a esigenze estranee alla cura (economiche, amministrative, burocratiche). E perciò sempre meno praticabile per i medici, sempre meno accessibile ai cittadini.

Nell’introduzione ai lavori Chersevani, di fronte ai professionisti, rappresentanti sindacali e di società scientifiche che hanno riempito l’auditorium dello Spazio Roma Eventi – Fontana di Trevi, ha messo subito a fuoco le ragioni per cui è indispensabile fare quadrato: a rischio sono la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e l’universalità del diritto alla cura.

Numerosi e articolati gli interventi che hanno illustrato nel dettaglio le criticità: carico crescente di obblighi amministrativi, imposizione di provvedimenti che entrano nel merito della pratica medica senza averne cognizione di causa, assoggettamento alla minaccia di sanzioni, e poi mancato riconoscimento delle professioni sanitarie, assenza di programmazione, tagli orizzontali. Tutte misure che, con il tempo, hanno mortificato il ruolo del medico e la capacità di “leadership funzionale” indispensabile al corretto svolgimento delle sue funzioni. Nonché l’alleanza medico-paziente, nonostante la centralità fondante ribadita dallo stesso codice deontologico.

Altro tema caldo è la Riforma del Titolo V: approvato nel 2001 con lo scopo di adeguare le decisioni centrali alle realtà dei singoli territori, al provvedimento sono imputate l’incertezza normativa nel rapporto tra Stato e Regioni e, a corollario, la crescita incontrollata delle diseguaglianze di servizio. Da cui prestazioni a macchia di leopardo, con larghe sacche di inadempienza anche sul fronte dei livelli essenziali di assistenza. La riforma in atto lascia intravedere spiragli di miglioramento, ma la strada per recuperare equilibrio appare impraticabile senza una volontà politica forte di programmazione e controllo.

Ed è proprio agli interlocutori politici che si chiede ascolto. Un’apertura in questo senso è arrivata dalle parole della senatrice Emilia Grazia De Biasi (PD), presidente della Commissione Igiene e Sanità, che ha accolto nel merito i principali motivi di protesta, e anche da Andrea Mandelli (FI), membro della Commissione Bilancio e già Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti. Ora si aspettano i fatti.

In conclusione di giornata, raccolti anche i contributi dei sindacati, è stato presentato un documento riassuntivo: un elenco di “NO” alle politiche lesive della professione e altrettanti “Sì” alla volontà di andare avanti con proposte operative. E’ solo un punto di partenza per continuare il dialogo, che per la prima volta unisce tutti.

Nel frattempo la mobilitazione continua: il prossimo passo sarà una fiaccolata, prevista per il 28 novembre a Roma, mentre a dicembre si ipotizza uno sciopero (tutti gli aggiornamenti sugli Stati Generali della professione si possono seguire sul portale FNOMCeO).

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